Capelli lunghi, biondi e sporchi, un pizzetto non molto curato, i jeans invecchiati (aveva solo quel paio), camicia nera unta...aveva una innata propensione per le cattive maniere ed era particolarmente sboccato...Evald era il classico tipo "sopra le righe"...uno che non te le mandava prorpio a dire anzi, diciamo che non vedeva l'ora di dirtele...spesso si creava le situazioni per potertele dire...
Era un "nostran guerrafondaio"...aveva una ragazza...tale Erika...non era particolarmente bella...infatti lui ci scherzava sempre un po' sopra e diceva che era una delle rare eccezioni in cui ci voleva davvero un gran coraggio per starci assieme...
Le sue testuali parole erano:" quando che stae con èa, inveze che metterghe el sacchet in testa, mè o mette in testa mi..." quasi a lasciar intendere che lo starle vicino fosse davvero un 'impresa da gente col pelo sullo stomaco.
Ma queste cose non le poteva dire quando nelle vicinanze c'era tale Gherardo...un vero gentiluomo che non voleva si parlasse male alle donne o che si dicesse anche "cazzo", "minchia" o parole non previste dall'etichetta del vero gentleman anglosassone...lui non lo sopportava proprio e diceva sempre ..."...Gherardo...co quel nome la ...ti me sta in cueo tanto..."...pur non essendo veneziano, usava questa espressione che, come lui diceva, rendeva bene.
Già alle elementari, la maestra l'aveva identificato come il braccio armato dei "bambini ribelli" perchè un pomeriggio aveva creato una sorta di bomba atomica ottenuta mescolando aglio, salame, formaggio, aceto, cren e maionese...tutto il composto era stato messo in un vasetto di vetro e conservato per un paio di giorni sul fondo della cartella...
Ma dopo qualche giorno ( lui non aveva certo la memoria lunga...anche se si giustificava dicendo "la è l'unica roba curta che ho..."...), appoggiando la cartella con eccessivo vigore al pavimento, ruppe il vasetto e presto l'aria si intrise di un odore rispetto al quale le feci di un minotauro avrebbero figurato come il profumo di un sapone francese...la maestra si imbestialì e chiamo il bidello ("Salvatore"...nel vero senso della parola...) che dovette prendere la cartella e buttarla nel bidone della spazzatura.
Aveva uno spirito fondalmentalmente buono...uno che voleva però contestare tutto e tutti...e più erano contro di lui, tanto più forte era il vigore della reazione...
Alle superiori, durante uno sciopero degli studenti, lui volle entrare ma i suoi compagni non glie lo permisero..."...se noialtri femo sciopero...te o fè acha ti...gheto capìo...brutto caveon che no te se altro...??!!e se noaltri te diseimo de cagare, ti te caghi..gheto capio caveon...??!!" gli disse il rappresentante degli studenti...un tale da Rosà.
Questo episodio l'aveva particolarmente stizzito ed umiliato allo stesso tempo ...aveva fatto la figura del perdente davanti a tutti, anche davanti alla sua Erika che a quel tempo era la nave scuola di tutti quelli che prima di avere la ragazza "seria", volevano fare un po di esperienza per evitare brutte figure...
E a fargli fare questa figura era stato Gherardo che era figlio di un importante funzionario locale...Gherardo il classico figlio di papà...che appena presa la patente veniva a scuola con un Mercedes nuova fiammante...
Informatosi di quali danni avrebbe coperto l'assicurazione,Evald accertò che l'unico evento che non avrebbe determinato intervento dell'assicurazione pur rientrando nella fattispecie degli atti vandalici era la micidiale "cacata sul cofano", aggravata dal fatto che venne prodotta in data 7 agosto col sole che picchiava duro...
Inutile dire che Gherardo dovette usare molto "olio dio gomito" per pulire l'auto...ma levata la copertura dal cofano scorse, tra le noccioline a pezzetti che erano rimaste come residuo, una scritta inequivocabile incisa con una chiave..."ciao dal caveon" ...
"Il Mazzariol" diceva "to mare…to mare”…ma diceva anche altre cose del tipo “poenta, osei”…”poenta costa e osei”…”radicio e fasioi"...
Evald l'aveva presa come un offesa personale..."to mare a chi???"..."to mare a chi???"
"Vien fora folletto...e cavete chea giacheta da bontempon che te insegne mi a vivar..."
Ma improvvisamente sentì una mano che si appoggiava alla sua spalla destra...e nel momento di girarsi capì che le cose cominciavano a farsi serie...ma questa è un altra storia....
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